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Gentiloni, le destre e il fuoco amico: tutti i fronti di un premier attaccato da sinistra e da destra. Giorni fa,nelll'intervista al TG1, il premier ha mostrato la sua forza ma anche la sua debolezza. E ha parlato per l'autunno: “Bene Minniti e bene i dati economici. Ora si tratta di trasformare la crescita in benefici concreti per lavoro e famiglie”

Per uno che fa dell’ understatement la cifra del mandato – fatti e poche parole – e che in otto mesi ha rilasciato una sola intervista, parlare al TG1 delle venti equivale ad un messaggio che va molto oltre le parole dette. Che pure sono importanti. Paolo Gentiloni sceglie i microfoni del Tg1 per numerosi motivi: cercare di mettere ordine nella squadra di governo dopo le tensioni sulle Ong e la diversità di opinioni tra i ministri Minniti e Delrio; rassicurare le istituzioni, dal presidente Sergio Mattarella alla Bce; tenere a bada gli sciacalli di casa che sentono odore di crisi; e gli sciacalli di fuori casa che ugualmente scommettono su logoramento lento dell’esecutivo del premier per affondarlo durante la complessa sessione autunnale di bilancio. 

Aver fatto quell’intervista non è stato un segnale di debolezza. Ma neppure di forza. Significa che il premier è consapevole che il suo governo è appeso giorno dopo giorno ad un numero infinito di variabili. Quasi nessuna controllabile. La crisi delle ultime 48 ore, con il ministro dell’Interno pronto a lasciare, è stato solo l’ultimo indizio di una serie importante. 

 

Una giornata di buone notizie

Minniti ieri è stato tutto il giorno in ufficio. “In sede e bene in sella” ha tagliato corto un suo collaboratore. Una giornata di lavoro intenso tra i dati sugli sbarchi e il filo diretto con la Libia dove l’Italia, soprattutto lui e Gentiloni, si stanno giocando tutto. “Una serie di notizie positive” rassicurano dal Viminale: gli sbarchi sono diminuiti del 3% rispetto al 2016, “un trend impensabile fino a venti giorni fa”; un’altra ong (la spagnola Proactivia Opens arms, ndr) ha firmato il codice e “ha potuto cosi consegnare tre profughi raccolti in acque internazionali”; MSF, che non ha ancora firmato, ha però consegnato una lettera a Minniti spiegando di “essersi liberamente adeguata alla gran parte dei principi del Codice”; la Capitaneria libica ha tratto in salvo 155 migranti e “li ha consegnati ai propri centri nazionali”. Anche l’impegno del delegato Onu per la Libia Ghassan Salamè ieri a Roma per incontrare il ministro Alfano è una buona notizia: Salamè si è impegnato seriamente sulla necessità di fare – “finalmente” gli avrebbe fatto notare Alfano - qualcosa di concreto. Una cosa soprattutto e subito: aumentare il personale dell’Unhcr e dell’Oim per garantire livelli standard nei centri per i migranti in Libia.

A fine giornata, messi insieme tutti questi dati, consapevole della penosa canea scatenata dalle forze politiche, nessuna esclusa, in cerca di posizionamento e consenso per la campagna elettorale, Gentiloni ha deciso di parlare al TG1. Un messaggio calibrato nelle parole e destinato, in ogni sua parte, ai vari competitors politici.

 

Un messaggio con tanti destinatari 

Prima di tutto il premier ha parlato al suo partito e agli alleati di governo. Al ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, al sottosegretario Mario Giro, al ministro della Giustizia Andrea Orlando che nelle ultime ore hanno criticato la linea Minniti a partire dal “regolamento” delle Ong. “La strategia contro gli scafisti (e non contro le ONG, ndr) funziona, vince lo Stato e perdono scafisti e trafficanti”. La prova regina sta nella riduzione degli sbarchi e prima di tutto delle partenze. E, per essere ancora più chiaro, “il codice per le ONG è un pezzo fondamentale di una strategia che sta portando risultati”. Parole chiare anche per gli scissionisti di Mdp che in queste ore hanno sfruttato la polemica per attaccare il Pd “reo di inseguire la deriva leghista”.

Il premier, così come Minniti,è consapevole che quella sulla Libia è una strategia su più piani, che chiama in causa diversi attori e che assomiglia ancora troppo ad una scommessa per colpa delle numerose variabili – una su tutte l’instabilità del leader al Serraj. “Cosa succede – ci si chiedeva ieri al Viminale tra mille scongiuri – se per disgrazia affonda un barcone e dovessimo assistere ad un’altra strage in mare?”. A quel punto sarebbe veramente difficile tenere a bada i cattolici di destra e di sinistra uniti in queste ore nel criticare il codice delle ONG. Anche ieri il Vaticano (per bocca di Fabio Baggio, sottosegretario della Sezione migranti e rifugiati) ha ribadito che “servono vie d’accesso legali”  e che “le politiche restrittive non servono visto che spesso alimentano canali illegali e alternativi”. Anche il Vaticano è una spina nel fianco del pur cattolico Gentiloni e del presidente Mattarella che, in via eccezionale, lunedì ha voluto dire la sua per difendere l’operato del ministro dell’Interno. 

 

Solo un assaggio prima della legge di bilancio 

Il premier sa bene che la crisi di queste ore è solo un assaggio in vista dell’autunno quando il Parlamento dovrà approvare manovra, legge di bilancio e la nota di aggiornamento per cui è necessaria la maggioranza qualificata che al Senato significa 161 voti (nell’ultima fiducia, sul decreto Sud, la maggioranza ha avuto 146 voti). Mdp l’aspetta al varco in nome di una non ben chiara “discontinuità” rispetto al passato. E ha già detto che non farà sconti. I centristi fanno discendere il loro appoggio non tanto dal merito dei provvedimenti quanto dalla legge elettorale (coalizioni sì o no?). Le opposizioni, Forza Italia in testa, dovranno a loro volta marcare il territorio del proprio consenso. E dopo immigrazione e sicurezza, sono i conti e le tasse l’altro tema forte con cui andare a pesca di voti. 

 

“Crescita raddoppiata rispetto alle previsioni”

Così Gentiloni ha usato i microfoni del Tg1 per mandare messaggi chiari anche in questa direzione. “I numeri non sono mai sufficienti ma rispetto a 8-9 mesi fa le previsioni di crescita sono raddoppiate” ha detto. Sono seguite parole d’orgoglio: “Il che vuol dire che ciò che è stato fatto sui conti, sul sistema bancario e sulle riforme ha funzionato e ora siamo in grado di partecipare alla crescita dell’Eurozona”. E impegni per il futuro: “Quello che dobbiamo fare ora è trasformare la crescita in benefici concreti per il lavoro e le famiglie”. Poi la promessa: “Al centro della manovra ci sarà il lavoro e il lavoro per i giovani”. 

Basterà per tenere a bada la ricerca di consenso che sembra muovere ogni giorno di più le mosse di chi ambisce a tornare o ad entrare in Parlamento nel 2018?

Ci può essere molta forza in una grande debolezza. Il governo Gentiloni sta come d’autunno sugli alberi le foglie. In balia del fuoco amico e nemico. Ma ci sono foglie che non cadono in autunno.  

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