Passa ai contenuti principali

Dopo trent'anni di attesa anche l'Italia può punire chi commette o istiga alla tortura. Fino a 12 anni di carcere

Dopo quasi trent'anni di vuoto, anche l'Italia ha il reato di tortura. La Camera ha votato e approvato in via definitiva la legge che era uno degli obiettivi della legislatura e che rischiava invece di restare impigliata nei veti di maggioranza e opposizione. Gli orrori del G8 di Genova sono rimasti per lo più senza colpa proprio perché non avevamo il reato di tortura. Quante volte gli stessi giudici lo hanno scritto nelle motivazioni delle sentenze. Donatella Ferranti (Pd) presidente della Commissione Giustizia, parla dI un testo che "non ha alcun intento punitivo nei confronti delle forze dell’ordine, ma equilibrato e giustamente severo nei riguardi di un reato odioso e grave come quello di tortura”. 

In mattinata in aula, prima del voto finale di ieri sera, c'è stato un epidosio tutto da raccontare. Discutendo il primo articolo della legge, il deputato di Forza Italia Francesco Paolo Sisto è intervenuto spiegando come, a suo avviso, la norma sia talmente generica da far sì che il pubblico ufficiale indicato potrebbe essere anche "un magistrato che magari insiste nella custodia cautelare a fini investigativi". Anche nei banchi del centrosinistra avrebbero notato la stessa cosa. Ma hanno preferito tacere. La norma quindi non è stata modificata. Vedremo. Ecco, in sintesi, le principali novità. 

Torturatori in carcere. Sono pesanti le pene contro chi tortura. Il nuovo reato introdotto nel codice penale punisce infatti con la reclusione da 4 a 10 anni chiunque, con violenze o minacce gravi o con crudeltà, cagiona a una persona privata della libertà o affidata alla sua custodia, potestà o assistenza sofferenze fisiche acute o un trauma psichico verificabile. Il reato richiede però una pluralità di condotte (più atti di violenza o minaccia) oppure deve comportare un trattamento inumano o degradante. Specifiche aggravanti, peraltro, scattano in caso di lesioni o morte. Non si ha invece tortura nel caso di sofferenze risultanti unicamente da legittime misure limitative di diritti. 

Aggravante per pubblico ufficiale. Se a torturare è un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio, con abuso dei poteri o in violazione dei suoi doveri, la pena è aggravata da 5 a 12 anni. 

Istigazione alla tortura. Il pubblico ufficiale (o l’incaricato di pubblico servizio) che istiga in modo concretamente idoneo a commettere il delitto di tortura rischia il carcere fino a 3 anni se l’istigazione non è accolta o comunque non c’è stata tortura.

Stop espulsioni. Nessuno può essere espulso, respinto o estradato verso paesi dove vi sia il fondato rischio, tenendo anche conto della presenza di violazioni dei diritti umani gravi e sistematiche, che sia sottoposto a tortura.

Dichiarazioni estorte nulle. Qualsiasi dichiarazione o informazione estorta sotto tortura non è utilizzabile in un processo. Vale però come prova contro gli imputati di tortura.

Nessuna immunità. I cittadini stranieri imputati o condannati per tortura in altro Stato o da un tribunale internazionale non possono godere di immunità. Se richiesto, saranno estradati.

Commenti

Post popolari in questo blog

Ecco perchè il processo penale sarà più breve. E la prescrizione molto più lunga

Ecco in pillole di cosa tratta la riforma del processo penale che arriva al via libera definitivo stasera dopo tre anni di iter parlamentare.  come scrivevo nel post di ieri, non piace nè agli avvocati nè ai magistrati. e pochi scommettevano fino alla scorsa settimana che sarebbe mai diventata legge dello stato. "Oggi sono contento" ha detto il ministro della Giustizia Andrea Orlando dopo aver incassato la fiducia. Anche dei centristi di alfano che hanno sperato fino a stamani di far saltare il tavolo. Negli 85 commi dell'unico articolo (per via della fiducia) c'è anche la delega per le intercettazioni. entro tre mesi saranno fornite le nuove regole sulla pubblicazione delle intercettazioni che restano strumento principe per gli investigatori.  

Estinzione reato per condotte riparatorie. Nei reati procedibili a querela (remissibile) il giudice dichiara estinto il reato, sentite le parti e la persona offesa, quando l’imputato ripara interamente il danno mediante restituz…

L'inchiesta Consip e le grandi manovre dentro e fuori l'Arma

L C'è aria di voler accelerare a piazzale Clodio sull'inchiesta Consip e i suoi vari filoni. La corruzione è quasi chiusa. La fuga di notizie istituzionali sembra avviarsi verso la conclusione. Ieri, venerdì 16, l'interrogatorio del presidente di Consip, Luigi Ferrara. La prossima settimana sarà la volta di Filippo Vannoni, teste chiave almeno quando Luigi Marroni per la parte che riguarda la fuga di notizie e quindi il coinvolgimento dei vertici dell'Arma e del sottosegretario Luca Lotti. 
Ma per valutare bene la portata politica ma soprattutto istituzionale dell'inchiesta occorre soffermarsi di più e meglio su quello che è successo il 7 giugno negli uffici della procura di Roma a piazzale Clodio. Quel giorno, il procuratore capo Pignatone, l'aggiunto Ielo e il sostituto Palazzi interrogano due ufficiali del Noe. Il primo è il numero due del Nucleo operativo ecologico dei carabinieri, il colonnello Alessandro Sessa. Sono le 15. Alle 17 davanti ai pm si siede - è…

Lampedusa, il paradosso di Giusi e la corsa a quattro nell'isola più lontana

In cinque anni, dopo migliaia e migliaia di sbarchi, albe tragiche e funerali ai senzanome, ha fatto dello scoglio più brullo e a sud d'Italia la porta d'Europa, trasformando in merito, premi, riconoscimenti internazionali e anche prodotto interno lordo quella che poteva essere solo una crisi inarrestabile per via dei flussi migratori. Eppure domenica Giusi Nicolini, sindaco in carica di Lampedusa, non avrà vita facile nella competizione elettorale della sua isola e si troverà a combattere contro ben tre avversari. "Quattro candidati per 3600 aventi diritto sono veramente troppi", è il commento di chi sorseggia il caffè nella piazzetta di via Roma dove sono issati i quattro podi per i comizi elettorali. A parte Angela Maraventano, l'ex senatrice leghista che corre fiera con Alberto da Giussano, simbolo padano per eccellenza, gli altri, compresa la Giusi, sono liste civiche, quasi che ormai avere addosso il simbolo di un partito fosse sinonimo di sciagura. 
Il fatt…