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Le otto "trappole" di una lunga campagna elettorale

Ieri la Camera, oggi qualche faccia anche al Senato, commessi e assistenti d'aula che si rivedono in giro,  qualche commissione che si riunisce. Quella di queste ore non è la solita ripartenza lenta dell'anno "politico".  Oggi, nei fatti,  inizia la campagna elettorale per le politiche del 2018. E i prossimi mesi - 6/7 se la si guarda dal Nazareno; 8/9 con quelli di tutti gli altri tranne forse Lega e 5 Stelle - saranno disseminati di trappole per il governo Gentiloni. Che è soprattutto un governo a maggioranza Pd. Ciascun passaggio  parlamentare avrà addosso non tanto il peso dell'ultimatum al governo - quello c'è stato sempre almeno nell'ultimo anno di questa disgraziata legislatura - ma porterà con sè la responsabilità di togliere e levare pezzi importanti di consenso. Deciderà alleanze e divorzi. Potrebbe anche cambiare in meglio questo Paese. Di sicuro, non date retta a chi vi dice che "la legislatura è finita", che servirà a votare "solo la manovra di bilancio". Se così sarà, il partito dell'astensione avrà di che ingrassarsi. 
Ci sarà invece da ballare. Rock duro. Soprattutto al Senato: da qui infatti devono ripartire i più problematici e divisivi disegni di legge. Da qui deve comunque passare la manovra di bilancio e la nota di aggiornamento al Def. in un quadro in cui il centrodestra si è riunito, cosa per cui sembra improbabile che Forza Italia possa andare in aiuto al Pd e al governo in qualche votazione. E Mdp, gli scissionisti del Pd, fanno tutto con un unico scopo: indebolire il Pd per tentare l'attacco finale al segretario Renzi. 

1) LO IUS SOLI - È decisamente la prima grande trappola. Il Pd vorrebbe approvare la legge sulla cittadinanza agli stranieri prima delle legge di bilancio, quindi entro metà ottobre, facendo affidamento anche sulla fiducia già posta dal governo sul provvedimento. Dopo un'estate di polemiche, ne hanno parlato il capogruppo del Pd al Senato Luigi Zanda e il senatore Andrea Marcucci. Il problema sono sempre i numeri di palazzo Madama. Anche perché se FI e Lega appaiono più che mai contrari al ddl, anche in Ap i dubbi sono tutt'altro che evaporati e si incrociano con le fibrillazioni che agitano i centristi sull'accordo con il Pd per le Regionali in Sicilia. 
 Lo ius soli, secondo l'attuale calendario, non è la prima legge ad andare in aula. Prima, ad esempio, c'è il ddl sul passaggio del comune di Sappada dal Veneto al Friuli. Prima cosa da fare, quindi, è cambiare il calendario, cosa di cui la capigruppo di palazzo Madama potrà occuparsi non prima del 12 settembre. Di certo, a meno che il governo non decida di mettere la fiducia, servono molti giorni di discussione visto che ballano 50.074 emendamenti di cui 49.745 della Lega.  Nessun emendamento, invece, e' stato finora presentato dal Pd nè Ap anche se i centristi fanno sapere di avere pronte delle modifiche "qualificate". Potrebbe essere questo il compromesso: conquistare alla causa dello ius soli  i 24 e decisivi voti dei centristi, anche in prospettiva di alleanze nazionali molto più sensibili ai moniti del Vaticano che agli aut aut di Salvini, grazie ad alcune modifiche (portare ad esempio da 5 a 10 anni il tempo minimo per chiedere cittadinanza). Al di là del merito  al Pd serve approvare la legge sullo ius soli proprio per tenere a bada e riconquistare qualche cuore a sinistra dopo la scissione di Mdp. 

2) VITALIZI 
Approvati a luglio alla Camera, al momento nulla ancora si muove a Palazzo Madama sul ddl sui vitalizi. Il disegno di legge di Matteo Richetti (Pd) vorrebbe parificare i vecchi vitalizi,  assai più vantaggiosi, sugli attuali che sono analoghi a quelli di ogni pensionato. Ci sono molti dubbi sulla costituzionalità del testo visto che va a toccare diritti acquisiti di parlamentari. Il Pd non sembra avere intenzione di correre. Per i 5 Stelle il tema vitalizi è invece tra quelli costitutivi del Movimento (ma anche loro andrebbero incontro agli stessi dubbi di incostituzionalità) e tra i più gettonati della campagna elettorale dove l'attacco al sistema e alla politica sarà il ritornello quotidiano. Il ragionamento adesso, nel governo e nel Pd, è uno solo: quanti voti vale l'approvazione di questa legge? O, all'apposto, liquidarla con un nulla di fatto? Le segreterie sono al cimento. 

3)LEGITTIMA DIFESA 
"Voi fate lo ius soli e noi chiediamo subito la calendarizzazione della legittima difesa. Come la intendiamo noi, però...". Questo era il dialogo tra un senatore Pd e un collega di Forza Italia a fine luglio a palazzo Madama. La legittima difesa - con il dettaglio di essere più giustificata se la difesa con le armi avviene di notte ma sarà sempre un pm è un giudice a valutare - è stata votata alla Camera a fine maggio. Serve il voto del Senato per farla diventare legge. Nata da un disegno di legge della Lega che, cavalcando l'onda di alcuni fatti di cronaca, voleva la libertà di sparare sempre e comunque una volta violata la proprietà privata, il testo è stato poi portato al traguardo con le modifiche volute dal Pd. E le uniche compatibili con il nostro dettato Costituzionale. Le destre vogliono modificare il testo al Senato nella direzione originale consapevoli di avere i numeri. In campagna elettorale sarà un altro tema molto sensibile. 

4)FINE VITA 
Rifiutare le terapie, comprese nutrizione e idratazione artificiali; vietato l'accanimento terapeutico; ok all'obiezione di coscienza per i medici che non vogliono staccare la spina. Sono i punti principali della legge sul testamento biologico che la Camera ha approvato il 20 aprile scorso alla Camera. Si tratta di una legge che consente, una volta approvata, a ciascuno di noi di esprimere in anticipo quali trattamenti medici ricevere nel caso di gravi malattie. Una legge che andrebbe a colmare un vuoto e garantire un diritto civile visto che in Italia non esiste oggi una legge che regoli la possibilità per il paziente o un suo fiduciario di esprimersi sul prolungamento delle cure che lo riguardano. A fine luglio il testo è andato in aula senza mandato al relatore col peso di tremila emendamenti. Il provvedimento gode di un largo consenso tra i cittadini, oltre l'80 per cento. Il Pd, anche nella sua parte cattolica, ha promesso di portare in fondo una legge attesa  almeno da otto anni, quando morì Eluana Englaro. Anche Mdp e Si vogliono il testamento biologico. Ma il partito trasversale degli integralisti cattolici, sempre molto agguerrito e mimetizzato, punta all'ennesimo nulla di fatto. Forzare la mano? Ancora una volta deciderà la ricerca del consenso. 

5) LA MANOVRA DI BILANCIO
Da metà ottobre la Commissione Bilancio di palazzo Madama avvia tecnicamente e ufficialmente la sessione di bilancio, periodo in cui prima un lato e poi l'altro del Parlamento devono mettere in fila e in sicurezza in conti dello Stato, la spesa e le risorse per garantire crescita e occupazione. Inutile dire che si tratta dell'impegno più importante del Parlamento. Su cui il governo si gioca tutto. O quasi. E su cui ogni partito si giocherà la campagna elettorale, consenso o dissenso. Il premier Gentiloni e il ministro Padoan partono, per la prima volta dal 2013, con dati finalmente positivi su crescita e occupazione. Gli obiettivi sono stati dichiarati: sgravi fiscali per il lavoro giovanile; incentivi per la produzione. "Tradurre i segni più di questi mesi in altrettanti occupati" ha detto Gentiloni. È l'arma più importante che ha in mano il Pd. Ma anche quella che può rivelarsi più ostile. Inutile dire che il voto delle politiche sarà condizionato soprattutto dai contenuti della manovra. Che non potrà in alcun modo essere lacrime e sangue. Nonostante il nostro debito pubblico. 

6)NOTA DI AGGIORNAMENTO 
Si chiama NADEF (nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza) ed è la vera partita economica che attende il governo e la maggioranza in autunno.  Per approvarlo, al Senato, occorre la maggioranza assoluta di 161 voti. Non è sufficiente la maggioranza semplice. Negli ultimi due voti di fiducia al Senato (fine luglio)su ddl concorrenza e manovra correttiva, il governo Gentiloni ha ottenuto rispettivamente 158 e 144 voti favorevoli. Specialmente sulla manovra correttiva l’esito della votazione è stato fortemente influenzato dalle tante presenze nella maggioranza e dalle tante assenze negli altri gruppi. Articolo 1 – Mdp (ormai più fuori che dentro il governo) non ha partecipato al voto, il 16% di Forza Italia non era in aula come anche l’oltre il 30% di Ala-Scelta civica. Sui vaccini invece, il decreto è passato con 171 voti grazie alla mobilitazione di Forza Italia e Ala. Quindi, per non far cadere il governo sul Nota di aggiornamento occorre che le opposizioni votino sì. O siano assenti dall'aula. Complicato.

7)LE REGIONALI IN SICILIA:CROCETTA LASCIA IL CAMPO A MICARI
Sono il 5 novembre e molti analisti sono convinti che siano un'anteprima di quello che succederà alle politiche.  Proprio ieri sera sembra essere stato allontanato l'ennesimo rischio di suicidio collettivo a sinistra. Il governatore Rosario Crocetta, che non ha mai rinnegato la sua fedeltà al Pd, ha accettato di fare un passo indietro e di lasciare campo libero al rettore Fabrizio Micari. Il governatore pare abbia ottenuto quello che voleva: quattro posti in Parlamento. Ieri sera Fausto Raciti, segretario del Pd in Sicilia, ha convocato per oggi alle 18, con procedura d'urgenza, la direzione regionale del partito "per comunicazioni urgenti": ufficializzare Micari, ringraziare Crocetta e dare il via ufficialmente alla campagna elettorale. Con l'appoggio dei centristi di Alfano. "Schema valido solo per la Sicilia" ha precisato il presidente del Pd Matteo Orfini. "Certo che sarà così" ha spiegato Alfano ai suoi affatto contenti di allearsi con il Pd. In Sicilia, figurarsi per le politiche. 
Lo schema ora è completo: Cancelleri per i 5 Stelle (indicato a luglio e in campagna elettorale da due anni); ticket Musumeci- Armao per il centrodestra che torna a correre unito; Micari come candidato civico di una coalizione di centrosinistra larga anche al centro e a sinistra se è vero che Pisapia avrebbe dato l'appoggio all'amico Leoluca Orlando vero registra della candidatura del rettore. Il quarto competitor è Claudio Fava per la sinistra radicale e Mdp. Il partito di Bersani e D'Alema non ha dato grande prova di se in questi giorni: ha tolto l'appoggio a Micari quando ha saputo che sarebbe stato del gruppo anche Alfano (con cui però sono insieme in giunta a Palermo); una volta indicato Fava, D'Alema s'è fatto sotto per dire: "Fava no, andiamo su Crocetta" quando ancora il governatore voleva le primarie. Svelando così quello che è il vero obiettivo del no a Micari: indebolire il Pd, farlo arrivare terzo o anche quarto in Sicilia per poi chiedere nuovamente la seta di Renzi. Il quale però ha chiarito anzitempo: se il Pd perde in Sicilia, "non mi dimetto". Basta questo per capire quanto sia delicato il voto del 5 novembre.

8)LEGGE ELETTORALE 
L'abbiamo lasciata per ultima anche se è la prima questione in agenda alla Camera visto che domani e dopo la Commissione Affari costituzionali è convocata con all'ordine del giorno la legge elettorale. Ma è chiaro che, ove mai si arrivasse ad un testo condiviso, questo potrebbe diventare legge solo dopo l'approvazione della manovra. Una volta, cioè, messe in sicurezza le leggi necessarie. È chiaro, infatti, che il sistema di voto sarà il convitato di pietra e terreno di scontro-confronto-scambio di ogni discussione o trattativa dei prossimi mesi. 
In realtà pochi - a cominciare da Pd e M5S - credono davvero che ci siano chance reali di trovare una nuova intesa politica, dopo il fallimento del cosiddetto 'patto a quattro' sul proporzionale alla tedesca. "Si proverà dopo la legge di Bilancio, ma se non ci si riesce, se non ci fossero le condizioni, non so quanto senso avrebbe continuare ad andare avanti con la legislatura" ha detto il presidente del Pd Matteo Orfini scatenando le ire di Mdp ("irresponsabili"). Matteo Renzi ripete da giorni "se gli altri ci stanno, noi ci siamo. Ma devono essere tutti d'accordo". Forza Italia invece spinge affinché si tenti un nuovo accordo, ripartendo dal tedesco, e punta al premio alla coalizione. Mentre la Lega  ribadisce di essere pronta a votare un sistema maggioritario. 
Le posizioni attuali sono lungi dal far prevedere un punto di caduta. Ma siamo sicuri poi che al Pd e ai Cinque stelle faccia veramente comodo andare a votare con una legge diversa da quella, non omogenea, che ci hanno lasciato le due sentenze della Consulta? Un sistema di voto che ci riporta pari pari nella Prima Repubblica quando la politica la facevano i forni dove tornare utile infornare. 

Ecco qua, questa è l'agenda e lo stato delle alleanze. Buon lavoro a tutti. 



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