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Il "ricatto" di Crocetta, il ticket di Alfano e il piano di Mdp: caos a sinsitra :glioni Il governtaore chiede quattro posti sicuri in Parlamento per uscire in silenzio. Alfano ha guai in casa, molti non vogliono l'alleanza con il Pd. e allora tanto vale chiedere le primarie. per prendere tempo. che è quasi scaduto

Il governatore Crocetta cala sul tavolo il suo “ricatto” politico: quattro posti sicuri in Parlamento in cambio del mettersi fuori dalle regionali siciliane senza fare guerre. I quattro posti a Roma sarebbero per lui medesimo, il suo stratega Giuseppe Lumia, Franco Antoci e un altro fedelissimo. 

 

Annusata l’aria in casa propria e nel Pd, anche Angelino Alfano del cui consenso popolare in Sicilia in realtà non ci sono certezze, alza il dito e la posta: alleanza larga con il Pd, secondo lo schema Orlando (Leoluca) a patto che alla guida della Sicilia ci sia il ticket Fabrizio Micari presidente e Giovanni La Via vice.

 

E siccome la caccia al Pd - perché il suo sfinimento è la posta in gioco in Sicilia - è solo cominciata, tutti insieme, Crocetta, Alfano ma anche piddini come Michele Emiliano e Rosaria Capacchione, chiedono le primarie di coalizione. Per decidere chi e cosa. Ci sarebbe una sola data utile: il 17 settembre.

 

In quella giostra siciliana che sono le regionali del 5 novembre, centrodestra e 5 Stelle hanno invece ormai scelto i loro “pupi” (solo nel senso artistico del termine): Musumeci-Armao uniscono il centrodestra dai moderati a Salvini e Meloni lanciandolo in testa ai sondaggi; Giancarlo Cancelleri continua la sua campagna elettorale per i 5 Stelle consapevole di avere un bel vantaggio nei sondaggi ma anche di non bucare così come dovrebbe. A sinistra e nel centrosinistra cosiddetto “allargato” ai centristi di Alfano, mancano invece i “pupi” e anche i “pupari”. E pure il filo che fa esistere gli uni e gli altri. “Io la vedo malissimo - dice un deputato non di fede renziana ma rigorosamente Pd - qui si rischia di arrivare terzi e anche quarti, persino dopo Fava”. Nonostante qualche giorno fa sembrasse fatta anche a sinistra. 

 

A sinistra la situazione non sarebbe cosi catastrofica se a giugno il presidente del Senato Piero Grasso avesse accettato lo sfida siciliana. Ci ha pensato Grasso, per qualche giorno, quelli in cui sembrava che si andasse a votare per le politiche in autunno. Ma quando la legislatura non è stata più in bilico, la seconda carica dello Stato ha preferito mantenere fede al suo impegno istituzionale anche per non creare pericolosi vuoti e scossoni. In quella fase, chiamiamola “ipotesi Grasso”, lanciata dal sindaco Leoluca Orlando e promossa dal segretario Renzi in persona, lo stesso Crocetta non aveva obiezioni: avrebbe fatto un passo indietro in buon silenzio e senza chiedere le primarie; giusto per riconoscenza, si sarebbe aspettato un posto in Parlamento. Anche perché il governatore non si sente ancora in età da pensione.

 

Il no di Grasso, definitivo più o meno dal 20 luglio, ha cambiato le regole del gioco. Che ora si è fatto complesso per il Pd, al centro anche di un’altra partita: gli scissionisti di Mdp tifano senza remore per una disfatta del partito democratico alle regionali siciliane in modo di poter azzannarne all’ugola il segretario nazionale.

 

Nella porzione di campo del centrosinistra, le carte in Sicilia le sta dando soprattutto Leoluca Orlando, rieletto sindaco a maggio senza se né ma grazie a un modello di centrosinistra allargato, dai centristi di Alfano a Mdp e Sinistra italiana. Che Orlando ha chiesto e ottenuto di riproporre alle regionali.

 

Così al posto di Grasso è uscito fuori il nome di Fabrizio Micari, il rettore dell’università, presentato come esempio di cittadino di alto profilo, protagonista della società civile, lontano dai partiti e quindi in grado di parlare ai siciliani che da troppi anni attendono con orgoglio una riscossa e la ripresa. Una nuova Primavera. E’ chiaro però che Micari non fa le primarie. Così come non le avrebbe fatte Piero Grasso. Fino a quel punto Mdp e Si, pur scalciando, sono rimaste ferme nella casella Micari.

 

L’ingresso di Ap nella coalizione di Micari, annunciato nell’ultima settimana di agosto, è stata l’occasione attesa e sperata da Bersani e soci per dire addio a Micari, Orlando e il Pd. In poche ore il candidato era già pronto, segno che non c’è stato nulla di improvviso: Claudio Fava, al suo secondo tentativo (in realtà l’altra volta non potette gareggiare per via di un problema burocratico, stavolta risolto per tempo visto che ha spostato la residenza in Sicilia nei termini previsti). 

 

Ora però, nel teatro dei pupi del centrosinistra in Sicilia, i pupi hanno perso il filo e recitano senza un soggetto. Crocetta chiede posti in Parlamento per non correre da solo con la sua lista chiamata il Megafono. Alfano ha grossi problema in casa: venerdì è sceso in Sicilia per convincere chi, in Ap, non ne vuole sapere di andare con il Pd. “Non è una piccola frangia siciliana che non vuole l’accordo con i dem ma una parte consistente del partito” ha detto il senatore Roberto Formigoni minacciando a sua volta altre scissioni dell’atomo Ap. Vista la situazione, Alfano è costretto a dire mezze bugie (“quello con il Pd è solo un accordo regionale e non ipoteca accordi nazionali”) e a bluffare: chiede il ticket con La Via e all’improvviso chiede anche lui le primarie. 

 

Le liste vanno presentate tra il 20 settembre e il 5 ottobre. Venti giorni in politica possono essere un tempo geologico. Necessario per risolvere l’empasse. Confermare Micari? Mollare Ap? Nel caso, cosa farà Mdp il cui scopo principale è indebolire Renzi: torna nel recinto o resta comunque fuori? Anche Fava, dato per cento, stamani prendeva tempo. Non un bello spettacolo.


*articlo uscito il 3 settembre su Tiscali,it

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