Passa ai contenuti principali

Lampedusa, il paradosso di Giusi e la corsa a quattro nell'isola più lontana

In cinque anni, dopo migliaia e migliaia di sbarchi, albe tragiche e funerali ai senzanome, ha fatto dello scoglio più brullo e a sud d'Italia la porta d'Europa, trasformando in merito, premi, riconoscimenti internazionali e anche prodotto interno lordo quella che poteva essere solo una crisi inarrestabile per via dei flussi migratori. Eppure domenica Giusi Nicolini, sindaco in carica di Lampedusa, non avrà vita facile nella competizione elettorale della sua isola e si troverà a combattere contro ben tre avversari. "Quattro candidati per 3600 aventi diritto sono veramente troppi", è il commento di chi sorseggia il caffè nella piazzetta di via Roma dove sono issati i quattro podi per i comizi elettorali. A parte Angela Maraventano, l'ex senatrice leghista che corre fiera con Alberto da Giussano, simbolo padano per eccellenza, gli altri, compresa la Giusi, sono liste civiche, quasi che ormai avere addosso il simbolo di un partito fosse sinonimo di sciagura. 

Il fatto che oggi l'isola sia diventata la capitale per due giorni delle polizie europee, riunite al tavolo Ermes per decidere modalità operative per affrontare meglio l'emergenza immigrazione e stroncare il racket del traffico dei migranti, è un altro merito di questa donna che in tanti anni ha fatto di Lampedusa l'eccellenza nell'accoglienza. Un esempio non copiato dagli altri paesi europei. E non del tutto nemmeno in Italia. 

Con la fascia tricolore "la Giusi", come la chiamano qua, aspetta di buon mattino i vertici delle polizie di nove paesi europei sotto la porta d Europa. In mattinata va all'aeroporto, sede del vertice, per salutare questore e prefetto. Dopo poco si appalesa anche Totò, il suo principale avversario, cioè Salvatore Martello detto, appunto, Totò, un signore che deve la sua popolarità a due cose, soprattutto: essere il capo dei pescatori; "costruire", che è la parola d'ordine del suo programma. È in campagna elettorale pure lui e certo non può perdere questa passerella. 

Al bar Centrale di via Roma, il salotto di Lampedusa che ha come sbocco il porticciolo e il mare turchese, la mettono così: "Totò è uno che se va a Roma trova tutte le porte aperte, lo ricevano tutti, e poi lui sa immaginare il futuro dell'isola: costruire strutture per il turismo".  La proprietaria della piccola boutique Lo Stiletto ha le idee chiare: "Nicolini ha basato lo sviluppo dell'isola solo sull'accoglienza. L'ha gestita bene, poteva andare molto peggio, sull'isola sono arrivate molte risorse ma solo legate al binomio immigrati-accoglienza. Lampedusa può essere molto altro". Ad esempio? "Turismo da aprile a fine novembre, non solo mare ma anche congressi ed eventi culturali, più tratte per le compagnie aeree. E poi togliere l'esclusiva a chi ha il monopolio dell'energia, la Selis che ha sede a Palermo e ad oggi impedisce lo sviluppo di ogni altra risorsa, dall'eolico al solare. Idem alla Seap che ha il monopolio dello smaltimento rifiuti". Si capisce che qui il favorito è Filippo Mannino, il 5 Stelle che però rifiuta il simbolo. Sono convinti che lui lo farà. 

Sarà un testa a testa. A tre. E senza simbolo di partito. Via Roma si schiera ancora per la Giusi, ché "se non ci fosse stata lei in questi anni saremmo finiti tutto a fondo. Invece eccoci qua - spiegano i ragazzi dell'elegante Caffè Roma - il turismo è cresciuto, sono stati realizzati i dissalatori, quattro nuovi alberghi, abbiamo vinto l'Orso d'oro, il premio Unesco per la pace, la nostra isola è un bel simbolo in tutto il mondo. Di immigrati, poi, se ne vedono pochi, l'hot spot si riempie e si svuota con regolarità". Peccato per il dottor Bartolo, l'eroe di Fuocammare, il film che vinse l'Orso d'oro di Berlino.  È critico con la sua sindaca. E non l'appoggia in campagna elettorale. Un mistero. Dicono che sia "colpa dell'orso". 



Commenti

  1. giornalista da 4 soldi,schierata con persone che in altri paese sarebbero in galera da una vita....mi fa schifo

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

LIVORNO, IL SINDACO 5STELLE ACCUSA: "LA REGIONE HA SOTTOVALUTATO IL PERICOLO". MA LUI NON HA AVVISATO I SUOI CONCITTADINI I tre rii di Livorno, Ugione, Maggiore e Ardenza, la causa della tragedia. La prima decisione? La loro pulitura *

Non ci aspettavamo questa situazione perché l'allarme dato dalla Protezione civile era arancione e non rosso. Invece ci siamo svegliati con morti e dispersi. Tutto questo si poteva evitare se ci fosse stata prevenzione".  Alle 10 di mattina di una domenica nera e funesta per Livorno, il sindaco Filippo Nogarin ritiene necessario fare polemica. E attaccare Protezione civile e Regione di non aver saputo allertate. E quindi, lui, il sindaco, si ritrova in quell'inferno, fino a dire che "serve lo stato di allerta ai massimi livelli perché l'emergenza non è più locale ma nazionale". Ci sarebbe da parlare di fiumi, come il Rio Ardenza, "che ha sfondato porte blindate", come raccontano I testimoni. Di 25 centimetri d'acqua scaricati su Livorno tra le 2 e le 4 della notte tra sabato e domenica, la quantità di un anno. Del nonno che si è tuffato nel salotto dove galleggiavano mobili per salvare la famiglia del figlio ma è riuscito a mettere in salvo solo…

L'inchiesta Consip e le grandi manovre dentro e fuori l'Arma

L C'è aria di voler accelerare a piazzale Clodio sull'inchiesta Consip e i suoi vari filoni. La corruzione è quasi chiusa. La fuga di notizie istituzionali sembra avviarsi verso la conclusione. Ieri, venerdì 16, l'interrogatorio del presidente di Consip, Luigi Ferrara. La prossima settimana sarà la volta di Filippo Vannoni, teste chiave almeno quando Luigi Marroni per la parte che riguarda la fuga di notizie e quindi il coinvolgimento dei vertici dell'Arma e del sottosegretario Luca Lotti. 
Ma per valutare bene la portata politica ma soprattutto istituzionale dell'inchiesta occorre soffermarsi di più e meglio su quello che è successo il 7 giugno negli uffici della procura di Roma a piazzale Clodio. Quel giorno, il procuratore capo Pignatone, l'aggiunto Ielo e il sostituto Palazzi interrogano due ufficiali del Noe. Il primo è il numero due del Nucleo operativo ecologico dei carabinieri, il colonnello Alessandro Sessa. Sono le 15. Alle 17 davanti ai pm si siede - è…

Gentiloni, le destre e il fuoco amico: tutti i fronti di un premier attaccato da sinistra e da destra. Giorni fa,nelll'intervista al TG1, il premier ha mostrato la sua forza ma anche la sua debolezza. E ha parlato per l'autunno: “Bene Minniti e bene i dati economici. Ora si tratta di trasformare la crescita in benefici concreti per lavoro e famiglie”

Per uno che fa dell’ understatement la cifra del mandato – fatti e poche parole – e che in otto mesi ha rilasciato una sola intervista, parlare al TG1 delle venti equivale ad un messaggio che va molto oltre le parole dette. Che pure sono importanti. Paolo Gentiloni sceglie i microfoni del Tg1 per numerosi motivi: cercare di mettere ordine nella squadra di governo dopo le tensioni sulle Ong e la diversità di opinioni tra i ministri Minniti e Delrio; rassicurare le istituzioni, dal presidente Sergio Mattarella alla Bce; tenere a bada gli sciacalli di casa che sentono odore di crisi; e gli sciacalli di fuori casa che ugualmente scommettono su logoramento lento dell’esecutivo del premier per affondarlo durante la complessa sessione autunnale di bilancio. Aver fatto quell’intervista non è stato un segnale di debolezza. Ma neppure di forza. Significa che il premier è consapevole che il suo governo è appeso giorno dopo giorno ad un numero infinito di variabili. Quasi nessuna controllabile. L…